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Home Rassegna stampa La piazza del Diamante L'Eco di Bergamo/Sabrina Penteriani
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Ecco il miglior libro della letteratura catalana. Parola di Marquez

Quest’anno ricorre il centenario della nascita della scrittrice catalana Mercè Rodoreda, considerata una delle massime autrici del Novecento europeo. Esce proprio per quest’occasione una nuova edizione italiana de «La piazza del diamante» (La Nuova Frontiera, pp. 223, euro 15), considerato il capolavoro di questa autrice, definito da Gabriel Garcia Marquez «il romanzo più bello che sia mai stato pubblicato in Spagna dopo la guerra civile».
Mercè Rodoreda è nata a Barcellona nel 1908 e la sua vita è strettamente legata ai drammatici avvenimenti che hanno caratterizzato la realtà spagnola di quel periodo: la guerra civile, il franchismo, l’esilio in Francia e Svizzera. Il rientro a Barcellona è avvenuto gradualmente a partire dalla metà degli anni Settanta. La scrittrice catalana è morta a Girona nel 1983. Il libro esce in un momento in cui suscitano grande interesse i narratori ispanici del momento, Carlos Luis Zafon in testa. E sarebbe un bene se riuscisse a sfruttarne la scia.
Finora poco conosciuta e apprezzata dal pubblico italiano, Mercè Rodoreda è un’autrice di spessore, appartiene alla letteratura cosiddetta «alta». Ha uno stile, un flusso narrativo e una capacità descrittiva che ricordano molto quelli di Virginia Woolf, autrice da lei molto amata; protagoniste di molti suoi testi sono figure femminili alle prese con la solitudine, donne apparentemente fragili ma in grado di dimostrare grande forza interiore.
Questa nuova versione de «La piazza del diamante» è accompagnata da uno scritto di Sandra Cisneros. Attraverso gli occhi della protagonista del romanzo, Natalia, si vedono scorrere le immagini del barrio de Gràcia e delle strade della vecchia Barcellona tra la fine degli anni ’20 e l’inizio degli anni ’50: una città dapprima gioiosa in cui Colombetta, tutta vestita di bianco con scarpe bianche «come un sorso di latte», danza nella piazza, ma che poi scivolerà nella cupezza, arrivando al grigio della desolazione e della fame di un tragico dopoguerra.
Al centro del volume c’è il racconto di una vita: la storia di Natàlia, una ragazza molto semplice, ingenua, abituata a non esprimere le proprie emozioni, che si ritrova a vivere nella Barcellona della Repubblica e della guerra civile, il dramma della miseria, la perdita del marito, la solitudine, finché un secondo matrimonio non le aprirà la possibilità di una nuova vita. La sua sensibilità femminile esprime tutta la fragilità e la complessità dell’essere umano. L’autrice lo definiva un romanzo d’amore, perché ha in sé la vera tenerezza e durezza dell’amore. Ma è anche ben più di questo.