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Le storie della storia del pinguino


«Non bisogna tirare le storie troppo per le lunghe, altrimenti diventano noiose. In realtà ci vorrà un po’ prima che Emma capisca finalmente cosa sia cambiato per Emanuel, suo padre e la prozia Alexa. Anzitutto Emma si strofinerà le mani e dirà che in casa c’è veramente tanto, tanto freddo ed Emanuel le spiegherà allora che hanno proprio la temperatura giusta per un pin- guino. E dal momento che Emanuel sa molto sui pinguini e invece Emma ne sa ben poco, volendo riportare esattamente ciò che i due si dicono, si riempirebbero come minimo quattro pagine. E poi tre pagine per trascrivere la conversazione tra la prozia ed Emma riguardo al fatto che la casa puzzi tanto di pesce. [...] Le storie però non sono incisioni su nastro. Basta veramente dire che in tutta la casa regnava una puzza di pesce come in una pescheria il venerdì santo e che Emma, nonostante la pelliccia di agnello che il signor Bierbauer le aveva messo attorno alle spalle, moriva dal freddo.»

Questa è la storia di come Emanuel, grande appassionato di pinguini, finì per averne uno in regalo. Ma tenere in casa un pinguino richiede particolari accorgimenti, primo fra tutti serve tanto, tanto freddo. E anche se ci si può adattare a vivere in una ghiacciaia, i guai non finiscono qui! A complicare la situazione si aggiunge il fatto che il pinguino si innamora, non corrisposto, della gatta della vicina e cade in depressione. Come finirà questa storia? Di finali ce ne sono tre. Uno triste, ma nessuno vuole leggere una storia che finisce male. Un lieto fine, che però non è credibile. E un terzo finale, quello vero, che sorprenderà il lettore.

In questo suo libro, un libro raro, forse unico nella letteratura per l’infanzia, la Nöstlinger si è inventata un meccanismo narrativo ancora diverso, più coraggioso, più nuovo.
 – Antonio Faeti
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