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Il cartello del Pacifico


“La tristezza è un diritto umano? Se non lo è dovrebbe esserlo. Non capisco questo senso di vuoto, questa mancanza di ambizioni, questa sensazione di mancanza perché non ho qualcuno a cui dare la colpa di quanto accade.”

Edgard “Zurdo” Mendieta questa volta tocca un caso che sembra di facile soluzione: l’omicidio di una ballerina di lap dance. Appena giunto sul luogo del delitto scopre però che il corpo che giace tra le erbacce è quello della bellissima ragazza brasiliana Mayra Cabral de Melo, che Mendieta aveva conosciuto tempo addietro a
Mazatlán.
Poco dopo anche Yolanda Estrada, coinquilina di Mayra, viene ritrovata senza vita. Una semplice coincidenza?
I sospettati sono molti, troppi, ma l’attenzione di Zurdo ricade su tre personaggi che, a modo loro, avevano segnato la vita di Mayra negli ultimi tempi: Richie Bernal, un giovane narco, Luis Ángel Meraz, un politico che ambisce alla carica di governatore e il misterioso cittadino spagnolo Miguel de Cervantes.
Dietro questo omicidio si nasconde però una spietatissima resa di conti tra poteri forti: contrabbandieri che riforniscono d’armi i narcos e l’esercito messicano, affaristi che riciclano i proventi dei traffici illeciti, la DEA e i cartelli della droga che, dopo la morte del loro capo indiscusso, si contendono il Paese.

Mendoza resta. Resta perché, oltre a raccontare la crisi della sua democrazia, lo fa con una scrittura nervosa, suggestiva, essenziale, nei tratti migliori spietata.
— Giancarlo De Cataldo, Corriere della Sera
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