Cinque curiosità su Ultramarino

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Di navi, diari di bordo, vertigini e marinai: cinque curiosità su Ultramarino di Mariette Navarro

Uno

Ultramarino è nato – inizialmente come diario di bordo – durante una residenza per scrittori sul cargo Fort Saint-Pierre organizzato dal Centre national du théâtre.

A proposito di questa esperienza, l’autrice ha detto:

“A bordo il rumore, le vibrazioni e l’odore di carburante sono costanti, lo spazio a disposizione per muoversi è minimo. E poi ci sono il mal di mare e il disorientamento: ci si trova in bilico tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, tutti i sensi si confondono in una sensazione di vertigine.”

Due

Nel libro nessuno ha un nome, una scelta che ricorre anche nelle opere teatrali di Mariette Navarro:

“Dare un nome ai personaggi implica il riferimento alla loro dimensione sociale e in generale significa svilupparli e circoscriverli. Io invece volevo che rimanessero ai margini.”

Tre

Ultramarino si apre con una citazione:

“Ci sono i vivi, i morti e quelli che vanno per mare.”

Si tratta delle prime parole con cui l’autrice è stata accolta a bordo del cargo che ha ospitato la residenza di scrittura. Parole che hanno stimolato la riflessione da cui prende avvio il libro: esiste davvero una categoria di esseri umani a metà tra i vivi e i morti?

 

Quattro

Il processo di scrittura ha preso l’avvio a partire dalla scena del bagno in mare aperto, dalla descrizione di quella “gioia quasi infantile che deflagra nella vertigine più assoluta”.

La stesura è poi durata diversi anni e la figura della comandante è nata, in un secondo momento, in funzione di questa scena, cioè “dalla necessità di inserire un personaggio che guardasse i marinai immergersi e ci permettesse di integrarci tra di loro”.

 

Cinque

Il romanzo gioca continuamente con l’elemento del fantastico, che per Mariette Navarro nasce dal desiderio di provocare e sorprendere il lettore:

“Il marinaio in più che entra in scena dopo il bagno nell’oceano si configura come l’elemento irrisolvibile, quello che resiste ai nostri tentativi di razionalizzare, il piccolo tremore che fa scuotere l’intero edificio.”

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