
“Che cosa sogna chi ha visto qualcosa di straordinario che nessun altro ha visto e che non rivedrà più? È condannato a ripetere all’infinito quel sogno per tutte le notti a venire, come si evoca incessantemente un amore perduto, il più grande e irripetibile amore?”
In un futuro vicino, una leader di sinistra vittima di una persecuzione giudiziaria si ritrova prigioniera in una colonia carceraria nel cuore dell’Amazzonia. Si fa chiamare Atusparia, come il capo indigeno ribelle dell’Ottocento e come la scuola sperimentale che frequentò durante gli ultimi scampoli della Guerra Fredda, dove si tentò di fondere marxismo e sapere ancestrale.
Dalla prigionia ricostruisce una formazione politica e sentimentale segnata dalla fine delle utopie: l’abbandono degli ideali, la deriva nel sesso e nella droga e l’incontro con il Movimento Rita Puma, collettivo antagonista attraversato da passioni e rivalità. Anni dopo, sulle rive del lago Titicaca, il richiamo delle radici indigene riaccende l’illusione di una rivolta anticoloniale. Ma ciò che resta è un confronto senza sconti con il potere, le sue corruzioni e le sue contraddizioni.
Satirico e visionario, lirico e spietato, Atusparia è un romanzo post-indigenista che racconta la delusione amorosa come tradimento politico, e il tradimento politico come delusione amorosa.
Gabriela Wiener non sembra avere alcun tabù né imbarazzo nel rivelarci la propria sessualità, la propria sofferenza, la propria curiosità o morbosità, e questa sincerità conferisce alla sua prosa un carattere ammirevole, un coraggio insolito ai nostri tempi.
– Guadalupe Nettel

