| Lettera.com / Marta De Santis |
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Eulàlio, il geco, osserva dall'alto gli strani personaggi che passano per la casa di Félix Ventura, l'amico di sempre... o se non altro di tutta la sua "nuova vita". Figlio di un libraio, il nero albino Félix ha ideato per sé una particolare e redditizia professione: il "venditore di passati". Crea a richiesta un passato migliore e nobile da tramandare ai propri figli, o semplicemente diverso, che aiuti a sfuggire a vecchi scheletri nascosti. I giorni passano col succedersi di storie talmente incredibili da risultare verosimili, fino a quando la realtà irrompe violenta a saldare il conto.
II venditore di passati: La fantasia supera la realtà, o viceversa? L'inquietudine di Felix Ventura ha turbato la mia attività di citogenetica. Sono un cacciatore notturno. Individuate le prede, le seguo, costringendole a salire fino al tetto. Una volta lassù le zanzare non scendono più. A quel punto corro introno a loro, in circoli sempre più stretti, le chiudo in un angolo, e le divoro. Stava ormai nascendo l'alba, quando l'albino, riverso su uno dei divani del salotto, mi ha raccontato la storia della sua vita. Un passato nuovo, il curioso ossimoro che cela il sogno nel cassetto di ogni essere umano. In fondo chi, almeno una volta, non ha desiderato poter vivere e raccontare, poiché l'uomo è favella avventure fantastiche, nei più diversi ambiti o in altre epoche? D'altra parte, il semplice vanto di conoscere Tizio e Caio, o di avere importanti parentele è comune ai più e, in molte occasioni non è neppure difficile da simulare. Come l'albino nero dimostra, infatti, i ricordi possono essere facilmente manovrati; basta un lieve ritocco e tutto sembra più rosa, o più azzurro e la suggestione fa il resto. E se illustri letterati, quali Montaigne, sostengono che nulla sembra vero che non possa sembrare falso, se i fatti di cronaca dimostrano che la verità è anche più sorprendente della più accesa fantasia, ci si potrebbe azzardare a dire che Félix è in fondo nascosto in ognuno di noi. Questo breve romanzo aiuta a riflettere su noi stessi e sul bagaglio dei ricordi di cui sopportiamo il peso. La nostra memoria è assai fragile. Il passato, bello o brutto che sia, viene inevitabilmente falsato, perché esso si fonde nell'insieme delle nostre memorie e delle verità che gli altri hanno su di noi; dunque, in qualche modo, ognuno di noi reinventa il passato e crede in questa invenzione. Al di là delle complesse riflessioni sulla verità in tutte le sue sfaccettature, punto cardine per l'intera trama del romanzo è il sogno. È nel sogno che il geco Eulàlio, protagonista ma anche narratore super partes, può comunicare con Fèlix; ed è sempre nel sogno che l'animale recupera le antiche sembianze umane, rivelando con numerose citazioni l'omaggio di Agalusa a Jorge Luis Borges... e pare sia in un sogno che l'autore abbia "incontrato" per la prima volta Félix Ventura. Altra colonna portante del romanzo sono i libri, in cui si può trovare "tutto ciò che esiste, spesso con colori più autentici, e senza il dolore vero di tutto ciò che realmente esiste". La letteratura può cambiare il mondo? Félix, a suo modo, la utilizza per questo: cambiando le cose, riscrivendo il passato su commissione; tuttavia, l'arma più potente dei grandi libri è quella di fornire altri orizzonti, altri punti di vista che invitano, e a volte, ci obbligano a porci delle domande, a riflettere e a non rimanere immobili. Romanzo ironico ed originale, da leggere tutto d'un fiato. |