| Via delle Camelie, Mercè Rodoreda |
|
|
|
Cecilia ha pochi giorni quando viene trovata da un vigilante davanti a una casa, in via delle Camelie, con una spilla a tener fermo il suo nome scritto su un foglietto. E Cecilia cresce, circondata dall'affetto di una coppia non più giovane e senza figli, che l'accoglie, ma il senso di vuoto e di abbandono non la lascia, la spinge alla fuga, continua, da quelle fatte per gioco da bambina a quella, definitiva, che la porta lontana dalla casa, per le strade e i quartieri di Barcellona. Rimedio alla solitudine, al vuoto, sono le braccia degli uomini dentro le quali Cecilia si rifugia, per amore, desiderio, necessità, disperazione, e che non le risparmiano crudeltà e dolore. Rifugio sono i fiori e gli alberi, le strade strette del centro della Barcellona grigia e triste dell'immediato dopoguerra, e i suoi viali larghi, ombrosi di tigli, promessa di giorni più dolci. I tigli che la stordiscono con il loro profumo forte e saranno, alla fine del romanzo, la proustiana madeleine che la riporterà all'infanzia, perduta e mai risolta. Via delle Camelie è un romanzo duro, «leggermente triste, leggermente desolato», come, secondo la stessa autrice, la voce della protagonista. Un monologo interiore che ha la stessa trascinante forza di quello di Colombetta, la protagonista di La piazza del Diamante, nonostante le due protagoniste siano profondamente diverse tra loro, quasi opposte. Mercè Rodoreda conferma la sua abilità nel descrivere i personaggi, specie quelli femminili, nel renderli vivi e presenti. Una sorta di romanzo di formazione in cui la protagonista è in continua fuga, continua ricerca di affetti, o soltanto corpi, che riempiano il vuoto di un'esistenza fragile ma determinata, misteriosa eppure semplice. Mercè Rodoreda, nacque a Barcellona nel 1909. Nel 1928, a vent’anni, sposò uno zio di quattordici anni più grande di lei e iniziò a scrivere. Di questo periodo sono i suoi primi quattro romanzi che però, successivamente, rifiutò, considerandoli come il lavoro di un’artista ancora inesperta. Ne salverà solo uno, Aloma, che tuttavia riscrisse quasi per intero nel 1969. Dopo la fine della guerra civile fu costretta all’esilio, prima in Francia e poi a Ginevra, dove scrisse i suoi romanzi più importanti. Nel 1962 pubblicò La piazza del Diamante, opera che la consacrò come la più importante scrittrice catalana, a cui seguì nel 1966 Via delle Camelie e nel 1967 Il giardino sul mare. Nel 1972, quando la dittatura di Franco stava volgendo al termine, tornò in Spagna e si stabilì a Romanyà de la Selva, vicino a Girona. Qui si dedicò alla scrittura e alla sua altra grande passione: i fiori. Nel 1974 pubblicò il suo romanzo più ambizioso, Specchio rotto, e la raccolta di racconti Viaggi e fiori. Nel 1980 uscì Quanta, quanta guerra. Morì nel 1983, a Girona, a 75 anni.
|