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Home Rassegna stampa Il sacrificio di Giuseppe Stradanove/Marilia Piccone
Stradanove/Marilia Piccone PDF Stampa E-mail
C'è una scena iniziale, ne "Il sacrificio di Giuseppe", che dà il "1a" a tutta la vicenda, ambientata nel microcosmo di Basque, il paese creato dall'immaginazione dello scrittore argentino di origine italiana Antonio Dal Masetto. Una scena che, racchiusa com'è nella minuscola cornice di un collegio di suore, è emblematica della piccolezza del luogo, sia degli spazi sia delle menti. Una suora sbadata ha lasciato aperta una finestra che dà sulla proprietà del vicino falegname. E questo è il primo fattore imputabile al caso. Secondo fattore casuale: uno dei pini che normalmente ostruirebbe la visuale è stato  abbattuto da un temporale, lasciando aperto un varco. Terzo fattore: era il momento della ricreazione, per cui le alunne si trovavano in corridoio. Quarto fattore, sempre dovuto al caso: proprio in quel momento, proprio mentre un paio di ragazze curiose sbirciavano dalla finestra, il falegname si dava da fare a ridosso di una pecora. All'interno di casa sua, si badi bene. Potrebbe esserci uno spettacolo più morbosamente interessante per delle adolescenti? Si attardano, suona la campanella, arriva una suora con la sua veste da corvo svolazzante - che c'è? Che guardano? Un'occhiata, chiude la finestra. Quello che poteva essere un comportamento più o meno disdicevole, più o meno peccaminoso a seconda della coscienza dell'individuo, ma che riguardava solamente lui stesso perché non danneggiava nessuno (oppure si dovrebbe intervenire in difesa della pecora, come qualcuno fa più avanti e in maniera esilarante?), diventa una questione che coinvolge tutto il paese. Ingigantendo, scatenando una caccia al peccatore, rivelando ipocrisie, liberando - infine - la sessualità in germoglio di due adolescenti. Ne risulta una commedia con risvolti farseschi che finiscono per colorire pure il finale, che sarebbe pura tragedia se non ci fosse l'elemento grottesco. Il primo passo che condurrà al dramma che conclude la vicenda lo fa la Madre Superiora che crede opportuno avvisare tutte le famiglie delle studentesse di quanto è successo. Ma nell'uditorio c'è pure l'ottantenne Faustina, ex maestra, guerriera tenace di ogni causa da lei ritenuta giusta, membro di tutte le associazioni di beneficenza o culturali del paese, immanicata con tutti, sottile ricattatrice con le armi delle sovvenzioni in denaro che minaccia di sospendere. Riuscite ad immaginare una vecchietta che guida una crociata contro un sodomita? Con tanto di striscioni e cortei per le strade? Forzando la mano al parroco e al sindaco? Quando poi si scopre che la pecora è in realtà un pecoro... il dibattito morale si allarga: è meglio o peggio? Più grave o meno? E se la vera vittima fosse il pecoro?
Si ride parecchio dietro il personaggio di Faustina; si segue - invece - con un sorriso titubante, venato di amarezza come se già ne conoscessimo la fine, la storia di Lucrecia e Manuel, divisi dal baratro dell'appartenenza a due classi sociali diverse che si esprime geograficamente nelle case 'al di là' e 'al di qua' della ferrovia. Lucrecia e Faustina si assomigliano, paradossalmente. Perché sanno ottenere quello che vogliono. E così come Faustina con le sue proteste giornaliere contro lo scandalo, anche Lucrecia con l'appuntamento continuamente rimandato con Manuel scandisce il tempo che cola inesorabile verso la conclusione. E quando incontra il ragazzo per farsi sverginare da lui, restiamo con il dubbio - il suo desiderio è stato in qualche modo risvegliato dalla scena che ha visto? Ed è poi così tanto diverso quello che Manuel cerca in Lucrecia da quello che il falegname cercava nel pecoro?