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Home Rassegna stampa Il sacrificio di Giuseppe Il Sole 24 ore / Bruno Arpaia
Il Sole 24 ore / Bruno Arpaia PDF Stampa E-mail
Bosque è il luogo immaginario in cui Antonio Dal Masetto, scrittore argentino nato in Italia, a Intra, nel 1938, torna ogni tanto ad ambientare i suoi romanzi, dal tesissimo e avvincente È sempre difficile tornare a casa (Einaudi, 2004) a Bosque (Le Lettere, 2004) a questo Il sacrificio di Giuseppe, appena uscito per i tipi de La Nuova Frontiera. Bosque è un paesone schiacciato nella pampa, apparentemente tranquillo e prevedibile, ma in cui covano, come dovunque, passioni, bassezze, ipocrisie. A scatenarle, stavolta, è una scena intima che viene amplificata e distorta dallo sguardo degli altri. Da una finestra solitamente chiusa, infatti, le alunne della scuola locale vedono il falegname della casa di fronte intento a pratiche innominabili con la propria pecora. Potrebbe finire tutto lì, con un po' di turbamento da parte delle ragazze, e invece apriti cielo. Quella scintilla scatena l'incendio delle finzioni e delle rivalità coperte dalla facciata dell'amabilità e della solidarietà paesane. È Faustina, una maestra in pensione, pronta a guidare ogni manifestazione di adesione o di protesta, a innalzare la bandiera della moralità (e dei pregiudizi) e a riunire molta gente in ripetute manifestazioni, che però si trasformeranno in un sordo campo di battaglia tra fazioni opposte di tifosi, diventeranno il luogo in cui si decideranno le sorti del prete locale a cui piacciono i ragazzini, del sindaco e del commissario accomunati da loschi affari, e via di questo passo.
E le adolescenti, le presunte vittime del falegname? Pensano ad altro. Come Lucrecia, una quindicenne che, per punire la madre, fa di tutto per andare a letto con Manuel, un ragazzo dei quartieri poveri di Bosque. Così, la storia dei loro appuntamenti rimandati o saltati, dei timori di Manuel e della determinazione della bella Lucrecia, si incrociano con la furia di quel piccolo mondo, che, per noia o per meschinità, non vede l'ora di poter scaricare su qualcuno, al riparo di una manifestazione collettiva, la propria crudeltà o il proprio sadismo. «È una specie di Fuenteovejuna, ma al contrario», ha dichiarato Dal Masetto. Ed è il racconto piano e apparentemente dimesso di un terribile rito sacrificale collettivo, che l'autore italo argentino orchestra con una straordinaria capacità di creare tensione nel lettore.