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Home Rassegna stampa Il sacrificio di Giuseppe Il Manifesto / Francesca Lazzarato
Il Manifesto / Francesca Lazzarato PDF Stampa E-mail
Negli anni '80 Osvaldo Soriano dichiarò senza esitazioni di considerarlo il migliore fra gli scrittori argentini contemporanei, anche se, aggiunse "il grosso pubblico non lo ha ancora scoperto". Da allora, però, la fama di Antonio Dal Masetto (nato a Intra nel 1938, è emigrato in Argentina a dodici anni) è cresciuta al punto che i suoi libri non sono considerati magistrali soltanto dalla critica, ma anche da un vasto pubblico di lettori.
Giornalista eccezionale che sul quotidiano Pagina/12 ha raccontato  insieme a Soriano l'Argentina degli anni post-dittatura, e autore di un'opera narrativa - una quindicina di titoli fra romanzi e racconti - di rara asciuttezza e corenza, Dal Masetto è tuttavia assai meno noto nel suo paese d'origine, l'Italia, nonostante in passato siano stati tradotti almeno quattro dei suoi migliori romanzi , a partire da "Oscuramente forte è la vita" (Omicron 1995), dedicato proprio all'immigrazione italiana, alla sua fatica e al suo spaesamento.
Per questo l'arrivo in libreria di "Il sacrificio di Giuseppe" (La Nuova Frontiera, traduzione di Elisa Tramontin, pag. 189) va segnalato come un'occasione per scoprire, o riscoprire, uno scrittore solidissimo e fuori del comune, che in questo suo ultimo romanzo aggiunge un nuovo tassello all'universo crudele della cittadina di provincia al centro di altre due opere già tradotte in Italia, "Bosque" (Le Lettere 2004) e "E' sempre difficile tornare a casa" (Einaudi 2004).
Un mondo piccolo e chiuso, quello di Bosque, nel quale l'esterno non esiste se non come fonte di minaccia e di pericolo; un microcosmo che si regge sull'esercizio di un cinismo collaudato, sulla pratica del sussurro che allude e non dice. La gente di Bosque sa bene che il prete locale è un pedofilo in piena attività, che il capo della polizia gestisce con garbo e passione l'unico bordello del luogo, che il sindaco si serve della sua carica per concludere grandi e fruttuosi affari: ma tutto si può fare, purchè resti al riparo di un perbenismo spesso e soffocante, una coperta di  rassicurante ipocrisia che avvolge  il paese intero.
Quel che non si può fare, invece, è dare spettacolo, sia pure involontariamente, della propria irregolarissima intimità, come accade a un silenzioso artigiano e alla creatura che ne condivide la casa, il giardino, la vita e l' affetto. Una pecora, un falegname: creature che in innumerevoli racconti e favole non solo per bambini godono di ottima reputazione, e che a Bosque diventano la pietra dello scandalo perché sorpresi a compiere un atto "contronatura", aggravato dal fatto che non di pecora si tratta, ma di  pecoro.
Uno spunto minimo, attorno al quale Dal Masetto costruisce però un romanzo corale scrupolosamente perfido, animato dal sinistro umorismo che nasce dalla nuda esposizione dei fatti e dal loro disporsi secondo una progressione quasi geometrica: la scoperta di una copula perlomeno insolita da parte delle ragazzine del collegio di suore; l'allarme gettato tra i genitori, subito convinti  che un fatto del genere possa corrompere le loro innocenti figliole; la campagna moralizzatrice, prima sommessa e poi sempre più clamorosa, condotta da una tenace e cattivissima vecchietta che organizza manifestazioni quotidiane contro l'abominio commesso dal falegname; le foto scandalistiche e clandestine di un reporter in cerca di scoop.
A poco a poco il paese intero si ritrova davanti alla casa infame, arrivano gli ultrà locali che approfittano dell'occasione per pestarsi a vicenda,  e poi il prete, e la società protettrice degli animali... Bosque è in tumulto, la normalità è in pericolo, la quiete sul punto di disintegrasi. E le autorità, timorose di una rottura dello statu quo che danneggia i loro interessi, trovano infine una soluzione rapida, clandestina e cruenta che si evolverà in un ulteriore colpo di scena ai confini dell'assurdo. Il tutto mentre una delle "innocenti" collegiali pianifica la perdita della propria verginità con un ragazzo che conosce appena, in segno di rivolta contro gli odiatissimi genitori e per sentirsi infine davvero padrona del proprio corpo.
Già, il corpo: mentre quello di Cristo resuscita (la storia si svolge durante la settimana santa), quelli del pastore e del suo "pecoro" vengono sacrificati, e di un diverso sacrificio si fa protagonista anche la carne di Lucrezia, la collegiale borghese pronta concendersi a un ragazzo di classe sociale umilissima, non per amore ma perché sì. Al corpo degli altri, che la gente di Bosque sottopone a sorveglianza costante, si può concedere indulgenza solo se le regole vengono infrante in segreto, secondo un rituale prestabilito.
Ma più ancora del controllo sociale, dell'oltraggio rappresentato da un corpo"irregolare", dell'accidia e della noia, della rete di connivenze e di silenzi su cui i paesani fondano la loro vita quotidiana, "Il sacrificio di Giuseppe" parla della costruzione di uno scandalo che si trasforma insensibilmente in evento collettivo e della creazione di un mostro a buon mercato, che consentirà a ciascuno di assistere a un sanguinoso spettacolo circense, sentendosene al tempo stesso protagonista.
Come se montasse pezzo per pezzo una minuscola nave in bottiglia, Dal Masetto miniaturizza un meccanismo noto a chiunque viva nella dimensione di un "tutto si sa" mediatico che prospera su scala ben più grande e che sembrerebbe fine a sé stesso se non fosse, alla fine, funzionale all'organizzazione del consenso e a un sapiente uso della paura e del pregiudizio.
Partendo dall'infinitamente piccolo,"Il sacrificio di Giuseppe" ci spiega come tutto questo accade, e lo fa  attraverso una scrittura apparentemente candida, concisa, ma in realtà nera, durissima, sarcastica, accostando l'uno all'altro una serie di ritratti minimi e spesso perfetti, di immagini precise e nitide, di atmosfere irespirabili : una cronaca immaginaria che si trasforma in parabola, lasciandoci capire che, alla fin fine, tutti viviamo a Bosque.