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Home Rassegna stampa La casa di Mango Street Il Sole 24 Ore/Luigi Sampietro
Il Sole 24 Ore/Luigi Sampietro PDF Stampa E-mail
Esperanza di una nuova casa

«Dovevi imparare a essere svelta e soprattutto avere la battuta pronta». Sandra Cisneros (Chicago,1954) oggi la più famosa e importante tra le scrittrici americane di origine messicana, non è cresciuta a la universidad de la calle come si diceva dei reietti nei barrios di Città del Messico raffigurati da Luis Buñuel nel film Los olvidados (1950). Ha dovuto però imparare a imporsi  oh, solamente a parole!  in una famiglia, dignitosamente povera e involontariamente emarginata, con sette figli. Sei maschi che facevano lega tra di loro, a coppie; e lei, unica femmina. Fu forse quello l'inizio della sua carriera.
In casa non c'erano libri ma la madre le aveva ben presto procurato la tessera della biblioteca locale. Un passaporto per emigrare. Questa volta non più dal Messico verso gli Stati Uniti, come aveva fatto il nonno materno al tempo della rivoluzione, quando, come lei stessa racconta in un’intervista, «un giorno si presentavano i revolucionarios che stupravano le donne e rubavano le galline, e il giorno dopo i federales che facevano la stessa cosa». Questa volta si trattava di diventare americani a tutti gli effetti e di venir fuori dal quartiere  portoricano dove, per affinità di lingua, andavano a vivere le famiglie degli immigrati messicani. La casa di Mango Street (1984) è il romanzo d’esordio, ora proposto da La Nuova Frontiera, che, tradotto in una dozzina di lingue e con oltre due milioni di copie vendute, ha fatto di Sandra Cisneros una “primadonna” della letteratura contemporanea e la prima donna chicana a essere poi pubblicata da una grande casa editrice di New York (Random House). La casa di Mango Street è il luogo  romanzato  in cui la protagonista, Esperanza, un’adolescente che detesta il proprio nome, sogna di vivere «in una casa vera che sarebbe stata nostra per sempre in modo da non dover traslocare ogni anno». Una casa con l'acqua corrente e tubature che funzionassero e, dentro, scale vere e non quelle dell'androne. «Scale solo nostre come si vedono nelle case in tv».
Una storia di ordinaria indigenza, scritta in una prosa “poetica” del tutto spoglia dei rancori e malumori dell’adolescenza, e, anzi, più incline a indugiare sulle cose adottando lo sguardo incantato di una bambina. Nostalgico, nonostante tutto, e determinato a portare con sé, in futuro, dovunque Esperanza andrà a vivere, tutta la gente a cui la sua immaginazione ha dato vita. Meglio: tutta la gente  come si può vedere nella conclusione che si ripiega sulle parole con le quali la storia era iniziata  che ha dato fiato e vita alla sua immaginazione.
La casa di Mango Street è piaciuto al pubblico americano, saturo di tutte quelle storie,  ormai risapute, che girano attorno al tema dell'assenza di significato (ieri, oggi e anche ovviamente domani), il quale ha voluto prendere per buoni i suoi manierismi  il suo stile artatamente naïf  come veicoli di un modo di pensarsi in cui non si è soli  soli contro tutti  ma parte di una tribù. Con relativi antenati, genitori, fratelli, pregiudizi di famiglia, sogni e progetti. Il vento etnico e poi quello femminista hanno fatto di Sandra Cisneros (“cisne” in spagnolo vuol dire “cigno”) una diva predestinata.