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Home Rassegna stampa La piazza del Diamante Il Messaggero / Rita Sala
Il Messaggero / Rita Sala PDF Stampa E-mail
Rodoreda, storia di forza e di luce nella "Piazza del Diamante"

«La piazza del Diamante è, a mio parere, il romanzo più bello che sia stato pubblicato in Spagna dopo la guerra civile», scrive Gabriel Garcia Màrquez. La frase di Gabo è riportata sulla copertina della recente riedizione di un romanzo-capolavoro degli anni Sessanta. La Piazza del Diamante, appunto. della catalana Mercé Rodoreda (La Nuova Frontiera. 223 pagine. 15 euro). Una storia bellissima, una scrittura prodigiosa, uno sguardo penetrante che attraversa anime e corpi. Un libro indimenticabile.
Chi narra in prima persona è Natalia, che il marito Quimet chiama Colometa. Dopo una giovinezza luminosa nella Barcellona dai cieli di smalto, lascia la pasticceria dove lavora per sposare l'ebanista guappo innamorato di lei, che la rende madre di due bambini. Le quattro creature “fanno famiglia” con lo spirito positivo degli sconsiderati e vivono gioiosamente in una casa sconquassata. Scoppia pure la guerra, franchisti e repubblicani si affrontano senza mezzi termini. Quimet il ribelle si arma e parte. Muore in Aragona. E Colometa, la moglie del “rosso”, per troppo tempo costretta a sopravvivere in una terra lacerata dove è difficile trovare il pane per reggersi in piedi fino a sera, vede finire il conflitto senza che la sua situazione migliori. Anzi, il marchio repubblicano lasciatole in eredità dal marito rende tutto faticoso, tutto e sempre in salita. Lei però ama la vita più d'ogni altra cosa, più di sé stessa e dei figli, più degli uomini che ha accanto (vedova, si sposa di nuovo e trova serenità accanto al secondo compagno). La sua nitidezza è pari a quella di Barcellona in riva al mare: la sua ritrosia è solo un modo per celare l'enorme portata delle emozioni che prova e mai decanta. Non la domano la miseria, la solitudine, gli ostracismi politici. Sa far passare ogni cosa attraverso il setaccio del sentimento, e risponde intensa ad ogni domanda con armi solo femminili. Mercé Rodoreda (Barcellona, 1908  Girona, 1983) definiva questo suo libro «un romanzo d'amore, perché ha in sé la vera tenerezza e durezza dell'amore». In ogni caso la Virgina Woolf della Catalogna, in prima fila contro Franco (dopo lunghi anni di esilio tornò in patria nel 1972), vibratile fino all'ultimo come le volute dei palazzi e delle chiese di Gaudì, profumata e intensa come le giunchiglie dei venditori di fiori sulle Ramblas a primavera, deve aver avuto ben chiare due consapevolezze: di scrivere in un catalano così vivido e scelto da promuoverlo a lingua nobile e universale: di esprimersi con una tale, autentica felicità, da risultare superlativa.
Leggete o rileggete La Piazza del Diamante, vi sveglierete più allegri, vi sentirete al fianco (in tempi di guerra metaforica o appena mascherata) la bella Colometa, piena di forza e di luce, capace di proiettarvi in alto con le vetrate di una cattedrale.